Rassegna stampa - "L'inverno dell'alveare" (A&B Editrice)
“«A chi disubbidisce con saggezza per essere un bravo esploratore», comincia con questa strana dedica in limine, il romanzo di Devis Bellucci «L’inverno dell’alveare» (A&B Editrice) dedicato al mondo delle api, ma condotto come se fosse una favola, piena di poesia e magia. Il romanzo, il secondo di Bellucci, laureato in Fisica e volontario nei Paesi del Sud del mondo, racconta appunto la storia di un’ape, una piccola esploratrice che riceve l’insegnamento alla vita da parte di esperte esploratrici, il tutto condotto ovviamente come parodia della vita umana. Un libro di grande delicatezza poetica che, nella vita di un’ape aperta alla natura e alle sue cose, offre il corrispettivo simbolico della vicenda umana. Così attraverso gli occhi di una piccola ape il lettore è guidato alla scoperta del mondo, un mondo pieno di meraviglia e semplicità, che permette di rivedere i lati autentici dell’esistenza e riscoprire così quanto sia in fondo bella la vita sulla Terra. Come nell’episodio che si potrebbe ribattezzare «della primavera», in cui l’ape esploratrice viene ammaestrata sui significati della primavera, dando vita a pagine di straordinaria bellezza poetica. «Che cos’è la primavera?» aveva chiesto la piccola, e una saggia maestra risponde: «La primavera è quando il mondo rinasce dopo il sonno dell’inverno. La primavera è il sole quando distende di nuovo lo sguardo e colora la terra. La primavera è il giorno quando diventa più grande della notte». Un passo cruciale nel libro, anche perché la piccola protagonista è appunto l’ape primavera, un personaggio della fantasia, quasi fiabesco, ma il cui esempio permette al lettore di guardare il mondo con occhi semplici e innocenti, pieni di stupore, e riconoscenza per la vita che è stata offerta”.
Il Centro
“Si tratta di un’opera ricca di metafore, tessuta dall’autore con un linguaggio semplice e allo stesso tempo prezioso. L’inverno stesso viene dipinto come una fase misteriosa, il momento per coltivare in silenzio i propri desideri, per proteggere la vita e guardarla scorrere dove non si vede, per cercare nell’uniformità l’incanto del colore. Nell’insieme è grande inno al valore del confronto con gli altri, coi “diversi”, confronto che in questo caso ha addirittura valore salvifico[…]”.
L'Eco del Sud
“L’inverno da superare diventa metafora di un viaggio al di là del sentire comune, dove i limiti oggettivi non sono altro che invenzioni della nostra cattiva volontà. Idealmente dedicata “a chi disubbidisce con saggezza per essere un bravo esploratore”, L’inverno dell’alveare è un inno al valore dell’insegnamento e del dialogo, commovente e poetico, in cui la fervida creatività dell’autore modenese raggiunge un ragguardevole traguardo [...]”.
Il Giornale del Garda
“Una storia scritta per adulti e ragazzi con un linguaggio delicato, che oscilla abilmente tra il comico ed il malinconico. Oltre lo stile, teneramente avvincente, rimane al lettore il contenuto: l’interminabile ricerca del proprio ruolo tra gli altri, il valore dell’insegnamento, e la sorprendente scoperta dell’inesorabile ripetersi della natura [...]”.
Puglia Live
“Con quest'opera l'autore Bellucci confeziona un piccolo gioiello, luminoso e poetico”.
La Repubblica Veneta News
“Come molte storie all’apparenza semplici, si presta ad interpretazioni che si estendono a piani diversi: una favola che, senza la superbia del piedistallo, ma con la cordialità della condivisione, ci insegna qualcosa su noi stessi ed il nostro cammino di formazione”.
Nostro Tempo
“Un racconto senza età godibile da tutti, giovani e adulti, una storia dal finale inaspettato che coinvolge il lettore e lo mette allo specchio davanti ai propri limiti e ai propri sogni”.
Il Piccolo - Cremona
«Questa storia mi ha travolto mentre attraversavo in treno la Sierra Tarahumara, in Messico. Un paio di viaggiatori mi stavano descrivendo quei luoghi, aspri eppure verdissimi, e in un istante li ho immaginati coperti di ghiaccio. Ho preso il mio diario e ho cominciato a scrivere, di getto, quello che è diventato L’inverno dell’alveare».
Da un'intervista all'autore pubblicata su La Gazzetta di Modena
“Un inno alla diversità intesa come valore aggiunto”.
Il Quotidiano di Sicilia
“L’inverno dell’alveare” (A&B Editrice) del trentaduenne Devis Bellucci esce in questi giorni nelle librerie italiane. Un po’ favola per ragazzi, un po’ romanzo di formazione in chiave entomologica, “L’inverno dell’alveare” racconta del percorso attraverso le stagioni di una giovane ape esploratrice, che va alla ricerca di un modo per superare l’inverno. Continuamente rimproverata per le troppe domande dalle altre api, che lavorano incessantemente altrimenti “l’alveare va in rovina”, la tenera ed ingenua ape cerca altrove le proprie risposte.
Reggio Nel Web
“Dosando poesia e suggestione Bellucci scrive una favola che è metafora dei nostri tempi”.
Il Piacenza
“La piccola ape esploratrice deve imparare tante cose: parole, identità, dinamiche. Forse ha paura, ma la voce della Nutrice la fa stare bene. Così ascolta, impara che fuori c' è l'inverno e va superato. E che intorno a sé c' è l' alveare, e chi lo popola. Una situazione un po' claustrofobica. Il tutto letto come un' allegoria [...]”.
La Repubblica - Bologna
“L’autore ci stupisce pagina dopo pagina fino al finale inaspettato, giocando di specchi e rimandi, così anche l’alveare perde i propri connotati negativi, in una storia di toni e colori che cambiano sempre come il fluire delle stagioni descritte”.
Giuseppe Gazzola - Libertà (Piacenza)
Rassegna stampa - "La memoria al di là del mare" (Giraldi Editore)
“Trentenne, modenese, laureato in fisica, impegnato in missioni umanitarie, Devis Bellucci scopre di avere una storia da raccontare. Non un resoconto delle sue esperienze, ma un romanzo nella terra immaginaria di Label, avvolta da una nebbia che impedisce di riconoscersi. La memoria al di là del mare (Giraldi) è il racconto di un’amnesia collettiva, dell’anima più che della mente, contro la quale combatte una Resistenza […]”
La Repubblica – Bologna
“Un’opera senz’altro atipica nel panorama letterario italiano,
tanto per l’argomento, un viaggio nell’amnesia dell’anima
sulle tracce di una perduta sacralità, quanto per lo stile lirico e seducente
con cui l’autore ci prende per mano verso i confini dell’immaginaria
terra di Label, “luogo di abisso e eternità”, in cui un’insana
nebbia ha tolto agli uomini la facoltà di riconoscersi. A partire dallo
spunto iniziale – la scomparsa della provincia di Lethè, da cui
nessuno fa ritorno e che il re Dabar non ricorda d’avere conquistato –
s’incontrano le vicende di profeti, amanti, soldati e rivoluzionari, che
partecipano, sotto forma diversa, al dramma e alla favola dell’amnesia,
in un mondo vittima dell’ignoranza di se stesso e dalle leggi sorprendenti,
dove le stelle s’innamorano degli uomini e le spighe di grano li conducono
alla santità. Anche il linguaggio scelto dall’autore, coerente
col proprio campo d’indagine, è quello del ricordo: evanescente
e onirico, ironico nel dipingere i popolani, percorso a tratti da guizzi di
realismo quando descrive personaggi di poco conto, mentre i protagonisti della
vicenda restano spesso evanescenti, sospesi. Scarse le descrizioni fisiche,
tutto è affidato agli accadimenti di un cuore senza appigli, alla ricerca
delle proprie leggi sotto la guida di un Dio sovrareligioso piccolo, dolce e
vulnerabile, prodigo di miracoli e rivelazioni. Attraverso il frammentario mondo
di Label, paradigma di un’umanità muta e in crisi vocazionale,
l’autore ci conduce coi capi della Resistenza sino al bordo ultimo dell’amnesia,
il silenzioso oceano che non si può attraversare, sulla cui riva s’è
insabbiata e spenta, per malinconia, la grande armata del re Dabar [...]”
L’informazione
“Il linguaggio scelto è come la pittura ad acquerello, strati sottili e trasparenti che si accostano e si sovrappongono creando numerose sfumature, quelle che descrivono il ricordo. Poi improvvisamente guizzi nitidi a colori vivaci, per definire quelle immagini impresse nel ricordo come e meglio di una fotografia. Non si tratta di un libro facile: la lettura è impegnativa, ma coinvolgente e ricca, e fa risuonare, per ogni lettore, corde differenti e a volte dissonanti, ma che sempre emozionano e coinvolgono[…]”
Mariapia Cavani, Nostro Tempo
“Un’originale favola sull’amnesia dell’anima”
Il Resto del Carlino
“Una storia, prima di tutto, che è un’occasione per riflettere sulla crisi spirituale del Nord del Mondo, spesso trascurata rispetto alla povertà materiale dei paesi del Sud”.
La Gazzetta di Modena
“Le atmosfere sono sempre diverse, dalle malinconiche “nebbie” che circondano la terra di Label ai divertenti siparietti dei popolani, sino agli splendidi acquerelli notturni dove la fantasia pittorica dell’autore, un dottorato in fisica e la passione per l’astronomia, dà il meglio di sé. Ne è uscito un originale romanzo di ricerca spirituale, scritto con grande cura e con uno stile poetico e pieno di suggestioni”.
La Repubblica Veneta
Memoria e oblio, amnesia e santità, aquile e infelici monarchi di antichi reami, civiltà perdute e mitologia in parte inventata e in parte riveduta, sono – fra gli altri – gli elementi di una macchina narrativa che Devis Bellucci ha saputo avviare, con linguaggio poetico, lirico, sognante, quasi a voler dare con il suo linguaggio una maggiore impronta onirica alla vicenda, alle vicende. L’impianto è ampio, forse un po’ troppo ambizioso devo dire, e allontana di certo chi non sia abituato a un genere di scrittura del tutto scollegata dall’attualità, ovvero, fantasiosa, omerica, mitologica: ma c’è da dire anche: cosa - più del mito, del sogno - ci riporta a ciò che oggi, qui e ora, noi siamo e viviamo?
Non fa male di certo, di tanto in tanto, leggere libri come questo, apparentemente, solo apparentemente scollegati dal reale. Simbologia allo stato puro, una tela astratta, o meglio, bianca, in cui poter proiettare, a nostro piacimento, i nostri contenuti interiori, i nostri personalissimi film, le nostre biografie; perché Devis Bellucci ha il pregio di saper narrare senza imporre, ovvero, non usa un plot definito, lascia che le correnti imprevedibili dell’inconscio guidino lui, nella scrittura, e noi lettori, nella riscrittura.
Spargendo Parole e Musica sui Treni
Giugno 2008
di Devis Bellucci
(Pubblicato on_line su vari siti)
E’ nato tutto perchè sono cresciuto a scatolette e interRail. Mi dispiace che l’interRail stia morendo, visto che oggi costa molto meno attaccare sei o sette voli low-cost e andare con dieci Euro e due ore da Lisbona a Londra, mentre io ci impiegavo quattro giorni. Il fatto è che nel treno i messaggi restano. Mi diceva un amico writer: scrivi sui fianchi dei treni. Le tue parole e le tue immagini arrivano ovunque. Quell’amico mi aveva dato un buono spunto. Ho ripensato a come è nato il mio romanzo, “La memoria al di le0 del mare” (Giraldi Editore). E’ nato in viaggio, andando in giro senza fretta. Mi sono rivisto a San Paolo, in Brasile, in quella notte che pioveva e i cani erano fuori di testa. Mi sono rivisto sui treni della Spagna, del Portogallo, della Francia, attraversando l’Europa a scrivere in posizioni scomode col sole che batte o alla luce sporca del neon. Lì ho buttato giù tutta la storia e immaginato le nebbie di Label, la terra fantastica in cui sono ambientate le vicende. Terminato il libro, ho deciso di riportare a casa la storia, pensando che l’aria dei convogli potesse fargli bene. Un’idea un po’ bookcrossing, un po’ artista di strada, un po’ accattone. Ho scelto alcuni frammenti del mio romanzo, i più poetici, li ho stampati su carta oppure li ho riscritti a mano e via, sui treni per lasciarli alla gente. Mi dico: quando il libro sarà uscito comincerò a regalarne alcune copie alle ragazze più belle. Ci metterò anche una rosa in mezzo, sempre per le ragazze più belle. In realtà questo è accaduto solo due o tre volte, perchè tra il dire e il fare... In ogni modo, per alcuni mesi il sabato e la domenica li ho trascorsi sul treno. Avanti e indietro. Su e giù verso la riviera, verso Milano, verso Firenze: un bel modo di passare l’autunno. Per fortuna Bologna è un buon nodo, tutte le rotaie s’inceppano lì. Mille bigliettini, tremila, diecimila ad ottobre quando il libro era ancora un file sul pc. Dopo la pubblicazione (inizio 2008), ho cominciato ad allegare una piccola riproduzione in bianco e nero della copertina, per i più simpatici a colori, ma dovevano essere veramente loquaci e raccontarmi la storia del loro viaggio. Le cose più importanti, infatti, sono le storie che la gente ti racconta. Sempre e comunque. Ci mescoli le tue e alla fine non si riconosce più questo e quello e resta un bel miscuglio d’incontri e suoni, come un tramonto. Quali storie cerco, mentre regalo i pezzetti del mio libro e le mie poesie? Quelle del treno, ovviamente. Così negli ultimi mesi mi viene l’idea: Dai pane all’autore. Dove stavi andando?. Allego la frase alle parole del mio libro, metto indirizzo mail e sito. Le storie più belle saranno semi letterari. Proviamo, l’importante e8 far girare le parole, e grazie ai treni le parole del mio romanzo hanno girato l’Italia. Mi sono arrivate in cambio storie incredibili: per dire che non sai mai che cosa uno stia andando a fare in treno. La migliore è la storia di un ragazzo di Rimini che veniva a Bologna a costituirsi. Un giorno le scrivo tutte, promesso. Tra un treno e l’altro, quando ancora il mio libro non era stato pubblicato, conosco Christian Carlino “DeLord”, che allora era “DeLord” da poco. Musicista eccentrico, mi fece sentire i suoi pezzi al piano, stava preparando il suo primo CD. “Cazzo, molto bravo”, dico fra me e me, e tra un mojito e l’altro cominciamo a pensare a come fare incontrare, e soprattutto dialogare fra loro, artisti che operino su sponde diverse. Ci piaceva l’idea di un progetto che raggruppasse scrittori, musicisti, grafici... un crogiolo di idee ed una finestra aperta per farsi conoscere. E’ nato così lo spazio AKKULTURATI, sulle cui pagine on_line viaggiano le immagini, i suoni e le parole di artisti di tutt’Italia. E’ stata una bella scommessa, anche se non molto originale, visto le migliaia di siti internet simili che si possono trovare sul web. Nel nostro caso, tuttavia, penso che sia stato anche il treno a fare la differenza. Dall’inizio dell’anno, insieme ai frammenti del mio romanzo ho cominciato a lasciare sui treni le info del progetto AKKULTURATI. “Scrivi? Suoni? Fai fotografie? Vuoi uno spazio per parlare del tuo mondo e ascoltare gli altri? Entra nel gruppo, ecco il sito, ecco i contatti”. Attualmente il nostro sito riceve una media di mille contatti al giorno. Successone. Non solo. Per aiutare e soprattutto evitare cantonate ai giovani autori esordienti, ho aperto su Akkulturati lo sportello “Help Esordienti”, con tanti consigli per pubblicare un libro senza farsi fregare, insieme ad un elenco di case editrici testate e garantite. Ricevo diverse mail ogni giorno di tante persone col manoscritto nel cassetto. Mi raccontano storie bizzarre, mi mandano copie dei contratti proposti dagli editori, mi chiedono pareri sui loro testi. Insomma, quello che era uno sportello è diventato in fretta una bella attivite0 di consulenza, ovviamente gratuita. Ancora più bello è leggere, nelle mail, “Ciao, ho trovato il volantino con gli estratti del tuo libro sul treno per Venezia”, “per Bolzano”, “per Roma”... Da un po’ anche Christian “DeLord”, attualmente tastierista dei DNR, sale sul treno con me. Ha terminato il primo CD da solista, “Infiniti pensieri prima di...”, ne ha fatte diverse copie che lasciamo sempre ai pif9 simpatici o alle più carine, insieme ai miei testi. E il treno sta portando bene ad entrambi, guardando tutte le date che Christian ha messo insieme per andare a suonare o i contatti raccolti da AKKULTURATI. Tra l’altro, tanto per tornare alle rose in mezzo al libro, lui dopo ogni concerto regala una rosa ad ogni ragazza. Per quanto mi riguarda, in quattro mesi la prima edizione del mio libro e8 andata esaurita e siamo alla seconda. Così, quasi per scaramanzia, ho deciso di non lasciare cuccetta e convoglio, e il mio secondo romanzo sarà in parte ambientato proprio sui treni. Per pensarlo mi sono regalato alcuni fine settimana di solo treno, dove non si scende mai, a rivedere le stazioni in cui si muovono i personaggi: Parigi, Barcellona, Amsterdam... Tanto per raccontarvi un amore fatto di gente che dorme e legge, di luci sul mare nella notte, di zaino e corse al volo per non perdere la coincidenza. Un viaggiare “slow” per raccogliere storie, dove la meta fa scappare da ridere e l’importante è il viaggio.
Devis Bellucci