La Memoria al di là del mare (Giraldi Editore)

“Noi della Resistenza eravamo partiti verso i confini di Label, terra d'abisso e eternità, dove un'insana nebbia aveva tolto agli uomini la facoltà di riconoscersi. Abbiamo superato la città di Salazar, il regno degli Arcadi che sono tutti tagliatori di pietre, il paese della frutta aromatica e quello del legname a basso costo. Una volta raggiunta la nebbia ci siamo fermati, accanto al grande esercito arenato sulla riva per malinconia. Ci siamo fermati, e abbiamo raccontato a tutto il mondo la nostra solitudine. Di questi fatti siamo stati tutti testimoni”.

                       

Meditata per cinque anni tra il Brasile e la Spagna, La memoria al di là del mare è un grande viaggio nell'amnesia dell'anima, dove s'intrecciano le vicende di profeti, amanti, soldati e rivoluzionari, in un mondo naufragato e vivido di leggi sorprendenti, dove le stelle s'innamorano degli uomini e le spighe di grano li conducono alla santità. Una storia piena di poesia e sacralità, condotta dall'autore sui fili d'una prodigiosa fantasia.

Frammenti

«Perché la memoria?» mi chiedesti che eravamo affacciati sul Guadalquivir. Sembrava sfinito, una vena aperta trascorsa la vita. Avevamo ancora addosso il fiato di Cordoba, che sapeva di fontanelle come trecce di perle, e l'incenso fresco della Mesquita era fra le tue labbra coperte dal tramonto.
Indugiammo a lungo, con gli spiragli di persiana che ci facevano astratti, nella stanza a mezzogiorno che dava sul patio. Saremmo andati presto, e la padrona della pensione ci salutò come fossimo suoi figli, con un bacio che mi lasciò la macchia.
La fila delle orme, lungo la spiaggia di Guincho, era lo strascico d'una qualche vecchiaia. Il vento, quella mattina, rapiva le dune e scolpiva l'acqua a scacchiera. Mancava solo un pugno di legionari, accampati tra i promontori, ad assopirsi lungo i tuoi capelli nella notte, quand'erano una seconda pelle. Ecco, che svista fu costruire case di cenere e specchi, tralasciando i tempi del cuore…

                               

«Capitano, la terra che cercate», disse Eliseo, «è a due passi da qui, proprio al di là del mare».
«Continua» e il capitano tremava.
«Ma questo mare non si può attraversare».
Noi non credemmo ad una cosa simile.
Alcuni mossero verso terre lontane, sorde ai richiami.
Alcuni andarono fra le ceneri di città passate, cercando uno strappo nel tempo.
Alcuni partirono per la fine del mondo.
Incurante delle parole di Eliseo, il capitano comandò al suo esercito di prepararsi per solcare il mare[...]

Questo accadde il primo giorno, ma tutti noi rimanemmo nel sonno. Avevamo lavorato, poiché misera è la nostra condizione, e la sera le nostre donne ci avevano accolti tra i seni caldi, ascoltando gemere i nostri capelli. Il seno delle nostre donne, nel buio morbido di capelli, aveva il miele della pelle di Dio; allora non ci sentivamo soli, come Lui per primo aveva temuto per noi. Più di tutto per noi, infatti, aveva temuto la solitudine, siccome nel luogo da cui provenivamo di lei non c’era traccia, e quando ci siamo allontanati non sapevamo che cosa essa fosse: avremmo dunque rischiato di non riconoscerla. Egli, benigno, ci aveva ammoniti:
«Figlio mio, soprattutto guardati dalla solitudine».
Avevamo capito ed eravamo partiti[...]

Dopo un giornata è sparita la spiaggia. L’eternità, col suo orologio, mi ha circondato.
Mi sono tolto gli abiti e mi sono disteso sull’acqua pura, lei che lava i mali e le pene. Ho lasciato che corresse sulla mia pelle sino alla fine.
«…Sulla mia pelle, coi fremiti della vita e i palpiti del sole,
sulla mia pelle, con l’espressione che si dileguava
e i giusti, che facevano la pace.
Compagni miei, fratelli del mare,
portatemi verso una riva nuova così fanciulla,
così perfetta».

Note tecniche

"La memoria al di là del mare"
di Devis Bellucci
Giraldi Editore (2007)

ISBN 978 - 88 - 6155 - 120 - 6

Giraldi Editore, Bologna
Tel. 0515874828

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